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L’omeopatia è lenta?

Domanda dalla risposta impegnativa. Ovviamente, l’obiettivo comune di paziente e medico è diminuire le sofferenze nel più breve tempo possibile. È proprio questo più breve tempo possibile che va chiarito. L’omeopatia può essere velocissima: sono in tanti che possono testimoniare la rapidissima efficacia del giusto medicinale omeopatico in un caso di trauma o di influenza, per esempio.

Non può essere lo stesso per una patologia cronica (come un’artrite reumatoide, per esempio), grave, che dura da anni, in un paziente che da anni e anni ingurgita molti farmaci convenzionali, spesso altamente tossici. Il paziente è scombussolato e la sue reazioni (si legga un post precedente in cui scrivo dell’omeodinamica) compromesse: il trattamento omeopatico, necessariamente, in questi casi richiede tempi più lunghi che non dipendono dalla lentezza (che non esiste) dall’omeopatia ma dalla cronicità della malattia e dai (mal)trattamenti che il paziente ha ricevuto. Per cui è necessaria una salda alleanza tra medico omeopata e paziente per superare i primi mesi di cura, durante i quali i risultati potrebbero essere modesti e proseguire verso un miglioramento che arriverà, se il paziente è curabile omeopaticamente e i medicinali prescritti sono quelli necessari.

In linea di massima, in caso cronici gravi, non è raro poter iniziare a vedere risultati buoni non prima di 6 mesi, un anno di terapia. In altri casi si ottengono risultati buoni, talora eccellenti, in poche settimane; in altri casi si ha un miglioramento, non una vera guarigione, che può mantenersi per decenni e… scusate se è poco!

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