Chi soffre di malattia celiaca può prendere i farmaci omeopatici?

Certamente sì! Sia i granuli e globuli, fatti di zucchero (saccarosio o lattosio) sia le gocce alcoliche.

Alcune ditte producono granuli senza glutine né lattoso (SGL)

L’alcol delle TM e dei preparati in gocce può derivare da barbabietola o da grano biologico. Le varie case farmaceutiche certificano l’assenza di glutine nei loro prodotti finali (cioè, globuli, granuli, gocce) anche quando nelle varie fasi di preparazione del farmaco, utilizzano bioalcol da fermentazione di grano biologico. (vedere il granulo n. 2, pag. 1, autunno 2006).

Il glutine può essere presente se le materie prime da cui si preparano i prodotti omeopatici ne contengono all’origine: nelle tinture madri a basse diluizioni fino alla D3 di Triticum, Secale cereale, Avena sativa, Fagopyrum, Hordeum, Glutein, Cereales germèes.

NB – I farmaci convenzionali si considerano sicuri anche se contenenti amido di frumento poiché si valuta che la quantità di gliadina presente (0,156 mg per 1 grammo di farmaco) è inferiore di molto a quella eventualmente assunta con prodotti dietoterapeutici.

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Si può usare l’omeopatia in gravidanza o quando si allatta?

Sì.

L’Omeopatia potrebbe essere la terapia di scelta in molte condizioni cliniche in gravidanza, sempre sotto la guida di un medico esperto.

Infatti, l’uso di dosi ultrainfinitesimali, la mancanza di effetti e di tossicità per la madre e per il feto ne potrebbero consigliare l’uso in prima istanza in condizioni quali: nausea e vomito gravidico, emorroidi, stitichezza o diarrea, mal di denti, cefalea, mal di schiena, allergie, infezioni virali delle alte vie respiratorie, cistiti, varici degli arti inferiori, traumi minori, disturbi del sonno, disturbi psichici e dell’emotività (depressione pre e post-partum, paura del parto, conseguenze di spavento, dispiaceri, lutto, ecc;) induzione del parto; mastite, mastopatia, ragadi capezzolo, carenza di latte, slattamento.

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Come si deve conservare correttamente un farmaco omeopatico?

Il medicinale omeopatico va preservato da fattori fisici e chimici che possono alterarlo. Non deve essere esposto a temperature alte: azione diretta del sole, lasciato sul sedile della macchina per molte ore in pieno agosto, per esempio.

Non deve essere conservato insieme a sostanze dall’odore forte, pungente, penetrante: canfora, naftalina, detersivi, profumi, cosmetici, sostanze chimiche (disinfettanti, farmaci, derivati del petrolio ecc.)

Soprattutto, al giorno d’oggi, non va esposto a campi elettromagnetici: telefoni mobili; TV, computer, forni a micro-onde. Quindi, le signore non dovrebbero metterlo nella borsa insieme al cellulare acceso; i signori nella tasca della giacca insieme al cellulare; né andrebbe lasciato sul micro-onde in funzione. Tenetelo sempre almeno a due metri di distanza da TV, computer ecc.

Una scatola di metallo (tipo quelle dei biscotti) o gli appositi contenitori per farmaci omeopatici (si trovano un po’ ovunque in commercio), tenuta in un cassetto o in un armadio (senza anti-tarli vari) è più che sufficiente.

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Come somministrare il medicinale omeopatico a un lattante?

Nel neonato e nel lattante: in genere, si prepara una soluzione sciogliendo, secondo la prescrizione del medico, tot numeri di granuli in acqua liscia adatta ai lattanti, se ne può versare un dito in un bicchiere, immergervi il ciuccio e gettare la soluzione. A ogni successiva somministrazione si ripete l’operazione.

Oppure, si possono sciogliere i granuli stabiliti in poca acqua nel biberon e dare la soluzione, senza scaldarla! Lavare il biberon con acqua calda prima di qualsiasi altro successivo uso.

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Consigli per la somministrazione del rimedio omeopatico

E’ buona norma prendere il medicinale omeopatico a bocca pulita = evitare di assumere sostanze dal sapore forte e dotate di azione farmacologica almeno un’ora prima e dopo il medicinale omeopatico.

Rientrano nel gruppo delle sostanze da evitare: caffè, tabacco, tè, camomilla, vino, birra, amari, superalcolici. Tisane. Menta, mentolo, eucaliptolo: dentifrici, caramelle chewing-gum. Aglio, cipolla, aceto, spezie (noce moscata, chiodo di garofano, pepe, peperoncino, cardamomo, cannella ecc).

La canfora è il più potente antidoto al medicinale omeopatico.

Osservare distanza anche dall’eventuale somministrazione di farmaci convenzionali: consultare il proprio medico curante.

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Come si somministrano i farmaci omeopatici?

Si presentano come granuli e globuli (palline zuccherate di dimensioni diverse: i globuli sono molto più piccoli) o gocce. Si prendono per bocca, lasciando sciogliere i globuli o granuli in bocca, possibilmente sotto la lingua.

Nel caso di gocce si possono versare direttamente sulla lingua, o sciogliere in poca acqua – meglio se liscia e oligominerale: la dose liquida va trattenuta in bocca per 10-15 secondi prima di ingoiare.

Per quanto riguarda la quantità = quanti globuli, quanti granuli, quante gocce, quanta acqua e per quanto riguarda la ripetizione della dose bisogna attenersi a ciò che prescrive il medico curante.

I globuli-granuli non vanno toccati con le dita: se cadono, buttarli.

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Allora l’efficacia dei farmaci omeopatici è solo placebo, suggestione?

Questa è la falsità più amata dagli avversari dell’omeopatia. Anche perché fa facilmente presa sui poco informati.

Innanzitutto, placebo significa che è solo questione di suggestione, di auto-convincimento che una certa terapia mi farà del bene. Sotto questo aspetto, una quota di placebo è presente in qualsiasi forma di terapia. Sapevate, che secondo molti studi clinici, gli effetti positivi degli psicofarmaci sarebbero dovuti principalmente a effetto placebo?

Torniamo all’omeopatia. È immaginabile un effetto placebo in neonati? Si può rispondere di sì, ma è abbastanza forzata come risposta. I neonati sono curati omeopaticamente con buoni risultati.

È possibile un effetto placebo che, per patologie croniche, duri per anni e decenni? Un po’ tosto rispondere di sì

È possibile un effetto placebo in animali curati omeopaticamente? Per i mammiferi – cani, gatti, mucche … elefanti – l’efficacia dell’omeopatia è spiegata solo come placebo. Bene, ma allora bisogna essere logicamente sequenziali e ammettere che un animale abbia piena consapevolezza che non solo il suo proprietario lo sta curando ma anche che l’acqua della ciotola contiene granuli disciolti e che debba conoscere che cos’è un farmaco e che cos’è l’omeopatia. Delle due l’una: o è una bufala – restando in argomento – che l’omeopatia è placebo oppure dobbiamo ammettere conoscenze culturali negli animali che devono spingerci a un maggior rispetto nei loro confronti.

È possibile effetto placebo nei pesciolini rossi, nei polli di batteria ecc ecc. Qualche critico ha avuto la sfrontatezza di dire di sì!!!

È possibile effetto placebo in piante trattate omeopaticamente? La vedo dura rispondere di sì

È possibile un effetto placebo su cellule in terreni di coltura trattate con farmaci omeopaticamente? La vedo durissima rispondere di sì

Dottore ho febbre e mal di gola da tre giorni. Da me ho preso Belladonna, che lei mi aveva dato tre mesi fa, ma stavolta non ha funzionato.” Per forza, caro signore, lei stavolta non ha sintomi di Belladonna ma di Lycopodium: è questo che deve prendere. Questo accade molto spesso: i pazienti fanno da sé, convinti che un certo farmaco omeopatico serva per la febbre senza capire che un farmaco omeopatico agisce solo se i suoi sintomi sperimentali corrispondono a quelli del malato. Nell’esempio: se l’omeopatia è placebo, come ha funzionato la prima volta, avrebbe dovuto funzionare anche la seconda volta, invece è solo il farmaco giusto che fa guarire non quello dato a casaccio!

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Conoscere il meccanismo d’azione di un farmaco è fondamentale?

È utile avere un’informazione che molti non hanno, addirittura molti medici non lo sanno: tutti noi siamo convinti – sbagliando! – che dei farmaci che usiamo abitualmente si conosca il meccanismo d’azione.

Sbagliatissimo!

Esempio: il paracetamolo, più noto come Tachipirina® o Efferalgan®, è uno dei farmaci più usati eppure si è molto incerti sul suo meccanismo d’azione. Per non parlare dell’acido acetilsalicilico, meglio noto come Aspirina®, il farmaco più usato al mondo da quando fu messo in commercio, circa alla fine del 1800. Il probabile meccanismo d’azione del farmaco fu individuato più o meno negli anni ’70 del 1900 = per ottanta anni lo si è usato senza sapere come funzionasse, ma solo in base all’evidenza clinica pratica che faceva abbassare la febbre e calmava i dolori.

Dunque noi usiamo farmaci senza sapere come funzionano! Sì, esattamente così, anche perché se così non fosse, molti farmaci non potrebbero essere venduti. Infatti, secondo gli organi di controllo ministeriali, i requisiti che un farmaco deve avere affinché se ne autorizzi la vendita in farmacia sono: sicurezza ed efficacia. In parole semplici: sicurezza significa che, alle dosi consigliate, non deve ammazzare né provocare danni nella maggioranza dei consumatori, efficacia significa che se affermo che quel farmaco fa abbassare la pressione, lo deve fare per davvero alle dosi consigliate.

Come vedete non è richiesto il meccanismo d’azione!

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Come funzionano i medicinali omeopatici? Qual è il loro meccanismo d’azione?

La risposta è semplice: nessuno lo sa, almeno finora!

Ma allora è una pagliacciata, una presa in giro o è stregoneria! Calma, calma: che i farmaci omeopatici funzionino è fuori discussione, è accertato sia da duecento anni di risultati clinici in medicina umana e veterinaria sia da recenti esperimenti anche su cellule in terreni di cultura, ma nessuno sa con certezza come funzionano perché le nostre conoscenze sono ancora scarse e limitate a considerare il farmaco come una molecola chimica.

Il medicinale omeopatico non è una molecola chimica, anzi non ne contiene proprio (tutti i medicinali oltre la 12CH o 12K e la 3LM non contengono molecole della sostanza di partenza). Però il medicinale funziona e questo attira l’interesse di ricercatori (quelli veri, sempre attirati dalle domande che non hanno ancora risposta), specialmente biofisici. Ne parleremo in altra sede del blog.

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Quanto dura una cura omeopatica?

Domanda che fa coppia con la precedente. Una volta risolto o migliorato il problema per cui ci si era rivolti al medico omeopata, non è per niente raro che il paziente decida di affrontare omeopaticamente qualsiasi altro disturbo gli si possa manifestare: cioè, si sceglie l’omeopatia come primo trattamento di riferimento. È così che molte persone si curano omeopaticamente per 30-40 anni o 95… come il già citato prof. Negro!

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